La Rubrica del Presidente – Il Guinzaglio

“Lo ha detto Fabio…”

Con l’articolo di oggi vogliamo dare il via a una serie di articoli che speriamo vi siano utili. Il Presidente del Centro Cinofilo DOGOOD, Fabio Tirrito, con regolare frequenza, butterà giù i suoi pensieri nel campo della cinofilia. Parleremo di condotta, di scelte, di attività, di rapporto uomo-cane, e tutto questo si chiamerà “Lo ha detto Fabio… – la rubrica del Presidente!” – Seguite i nostri articoli!

Il Guinzaglio

Il Mulo, il Lama, il Cammello, il Cavallo e lo Zebù vengono utilizzati per trasportare materiale (animali da soma), svolgendo mansioni di trasporto materiale e/o persone. Molte volte, quando portiamo il nostro cane al guinzaglio, è così che ci sentiamo: come si sentivano nel 5400 a.C. tutte le persone che utilizzavano l’animale da soma.

Ci chiediamo continuamente come sia possibile che il nostro cane tiri come un forsennato. Ci chiediamo come sia possibile che in presenza di uno stimolo, come quello che possa essere un cane, un gatto, un gruppo di persone o uccelli, il nostro cane possa avere un comportamento così strano, creando cosi, nella nostra persona, NERVOSISMO e STRESS.

La passeggiata non è più un momento di condivisione ma, con l’andare del tempo, accumulando stress su di noi, ma soprattutto sul nostro amico a quattro zampe, iniziamo a attuare tecniche sentite o dal vicino di casa o da qualche amico che ha trovato, con il proprio cane, il metodo giusto per evitare che questo tiri al guinzaglio.

Compriamo collari nuovi, collari di stoffa, collari a scorrimento, pettorine di ogni genere. Il primo giorno siamo felici perché il cane risponde bene a quel segnale corporeo (anche se non sempre è così), ma dopo il secondo, terzo, quarto giorno, ci accorgiamo che il cane riprende l’attività da animale da soma che aveva prima. Ci scoraggiamo, e quindi nella peggiore delle ipotesi, iniziamo a ridurre le passeggiate e iniziamo a ridurre i momenti di condivisione con il nostro cane.

Io credo che il lavoro al guinzaglio sia basato soprattutto sulla relazione che abbiamo e che costruiamo con il nostro amico a quattro zampe. Non possiamo paragonare il nostro cane al cane che incontriamo in passeggiata. Non conosciamo le abitudini dell’altro cane eppure, tutte le volte che vediamo un cane accanto al suo compagno, ci chiediamo: “Come è possibile che il suo sta accanto e al piede, ed io invece sono sempre trainato?”. Oppure: “Come è possibile che trascorro molte ore fuori in passeggiata con il mio cane e lui continua a tirare?”.

Beh rimango dell’idea che non importa quanto tempo tu passi con il tuo cane, ma la qualità del tempo che dai al tuo cane.

Bisognerebbe trovare non solo il giusto segnale corporeo, ma acquisire informazioni utili su come approcciarci e trovare così il giusto equilibrio. La corretta comunicazione la troviamo quando ci mettiamo in condizione di poter capire quali bisogni ha il cane, prima di pretendere che lui, da solo, apprenda le nostre richieste di collaborazione.

Fabio Tirrito